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La Cassazione conferma la correttezza dell'operato del Garante privacy

La Suprema Corte dà ragione all'Autorità sia sui tempi del procedimento, sia nel merito

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'azione del Garante per la protezione dei dati personali respingendo, con le sentenze nn. 24861/2026 e 22791/2026, i ricorsi proposti avverso le sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dall'Autorità - rispettivamente di 20.000 euro alla Società Editoriale Il Fatto S.p.A. e di 2.000 euro a Chiarelettere S.r.l. (oggi incorporata in Garzanti S.r.l.) - per la pubblicazione di un articolo, successivamente ripreso in un libro, contenente informazioni idonee a rendere identificabili i figli di una persona coinvolta in una vicenda giudiziaria.

Sul piano procedurale, la Suprema Corte ha chiarito che il procedimento avviato a seguito di un reclamo e quello volto all'eventuale applicazione di una sanzione amministrativa sono autonomi e distinti. Il termine previsto dall'articolo 143, comma 3, del Codice in materia di protezione dei dati personali per la decisione sul reclamo è posto a tutela del diritto del reclamante a ottenere una risposta in tempi ragionevoli: il suo superamento, pertanto, non determina la decadenza del potere sanzionatorio del Garante, che resta soggetto ai soli termini, previsti dalla legge n. 689 del 1981, per la contestazione della violazione e per la prescrizione quinquennale - termini che, nei casi esaminati, risultavano rispettati.

Anche nel merito i ricorsi sono stati respinti.

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L’Autorità Garante per la privacy e il caso Revolut

Sul caso Revolut si è mossa prontamente l’Autorità Garante della Privacy. È partita una verifica immediata su eventuali falle nella sicurezza degli accessi delle banche italiane. Sia per appurare se vi siano stati altri casi di tentata infiltrazione - come nella vicenda Revolut - sia per richiamare gli istituti bancari a un controllo efficace al proprio interno.

Dagli uffici dell’Autorità è partita una comunicazione alla rete dei responsabili di protezione dati (Dpo) degli istituti bancari invitandoli ad una solerte verifica interna sui propri sistemi e, nel caso di falle accertate, a prendere subito contatto con l’Autorità.

Sul tema degli accessi abusi ai conti correnti, già da mesi sta lavorando una task force Autorità-banche per rafforzare le misure di sicurezza.

Considerato che le modalità utilizzate per l'acquisizione illecita di dati personali risultano particolarmente insidiose e non si può escludere a priori che siano stati fatti tentativi analoghi anche nei confronti di altri istituiti di credito, l’Autorità ha chiesto agli istituti bancari di avviare una verifica all’interno dei sistemi per escludere l’eventuale presenza di comunicazioni "anomale" provenienti dalla stessa casella pec ed effettuare gli opportuni approfondimenti. Se dovessero emergere situazioni simili a quelle del caso Revolut, banche e istituti finanziari sono chiamati ad adottare tempestivamente le misure per attenuare i possibili effetti negativi per gli interessati e informare l'Autorità, ai sensi degli artt. 33 del Regolamento.

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Sanzione di 403 milioni a Google, intervento del Garante privacy italiano con la Dpc irlandese

Violati i dati di geolocalizzazione degli utenti

Google è stato condannato a una multa di 403 milioni di euro comminata dall’Autorità irlandese per la protezione dei dati, per aver violato le norme europee (Gdpr) sull'utilizzo dei dati di geolocalizzazione dei propri utenti.

Il provvedimento è frutto della collaborazione dell’Autorità italiana Garante della Privacy con la Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC), l'ente che vigila su Google a livello europeo poiché la sede della società Google Ireland Ltd. si trova a Dublino.

La Data Protection Commission (DPC) irlandese ha accolto integralmente le osservazioni formulate dal Garante italiano.

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Il ruolo del RPD al centro del nuovo episodio del podcast del Garante Privacy

Disponibile sulle principali piattaforme

È disponibile la nona puntata di “A proposito di privacy”, il podcast del Garante per la protezione dei dati personali. Al centro dell’episodio il ruolo del RPD nella governance dei dati sia nel settore pubblico che privato.

L'episodio prende le mosse da un provvedimento con cui l'Autorità ha sanzionato un Comune: l'ente, pur avendo correttamente predisposto la valutazione d'impatto per l’installazione di un sistema di videosorveglianza di controllo dei dipendenti, aveva omesso di coinvolgere il proprio Responsabile della protezione dei dati, violando gli obblighi previsti dal Regolamento europeo. Un caso che mostra come la tutela della privacy non sia solo un mero adempimento formale ma dipenda anche dal corretto coinvolgimento delle figure chiamate a garantire il rispetto delle regole.

Ospite della puntata è Laura Ferola, Dirigente del Dipartimento realtà pubbliche del Garante, che illustra nel dettaglio i compiti, i requisiti, e i campi di azione di questa figura introdotta dal Gdpr. Il nuovo episodio è online sul sito istituzionale dell’Autorità e sulle principali piattaforme.

(info: Newsletter n. 552 del 30 settembre 2026 Garante Privacy)

Videosorveglianza, Garante privacy sanziona l’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica

L’attivazione delle telecamere deve rispettare gli accordi sindacali

Il Garante per la protezione dei dati personali ha comminato una sanzione di 10mila euro all’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM) di Torino a seguito dei reclami di due dipendenti che lamentavano una violazione dei dati personali e dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori in relazione all’impiego di un impianto di videosorveglianza (provvedimento n.620 del 3.9.2026). L’impianto era stato installato per motivi di sicurezza e doveva riprendere solo i muri e le recinzioni.

Nel corso dell’istruttoria è emerso che l’Istituto, dopo aver stipulato un accordo con le organizzazioni sindacali, aveva installato l’impianto in maniera non conforme alla planimetria condivisa. Nello specifico, l'ente aveva aumentato di otto unità il numero di telecamere previste, modificandone la collocazione e le relative aree di ripresa rispetto a quanto stabilito nell’accordo sindacale. L’INRIM aveva poi attivato – all’insaputa dei dipendenti, seppur per sole finalità di test –i dispositivi in alcune giornate, durante gli orari di apertura degli uffici dando così luogo a un trattamento illecito dei dati personali dei propri lavoratori e di tutti i soggetti che a vario titolo erano presenti in sede.

Contravvenendo al principio di “liceità, correttezza e trasparenza” previsto dal Regolamento europeo, l’Istituto non aveva inoltre fornito agli stessi un’informativa sul trattamento dei dati personali, essendo irrilevante che l’attivazione delle telecamere fosse avvenuta a soli fini di verifica tecnica e non avesse comportato la registrazione delle immagini. L’Istituto, infine, non aveva svolto una valutazione di impatto sulla protezione dei dati, prima di iniziare il trattamento, per tutelare i diritti e le libertà degli interessati.

(info: Newsletter n. 552 del 30 settembre 2026 Garante Privacy)


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